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Sesso e prostituzione visti dai grandi maestri dell’arte

Nel lungo corso della storia i grandi maestri dell’arte mondiale hanno spesso trattato il tema erotico e quello della prostituzione; scrittori, poeti, musicisti, pittori, scultori, ognuno con la sua tecnica, hanno spesso utilizzato temi e soggetti che avevano a che fare con erotismo e sesso, anzi proprio in Italia abbiamo molte prove tangibili di tutto ciò. Viene definita comodamente arte erotica, ma in realtà questa definizione potrebbe risultare un po’ restrittiva, perché lo spazio in cui essa si sviluppa è davvero molto vasto ed ha infinite sfaccettature.

Ovviamente c’è da fare una gran distinzione tra arte erotica e pornografia, parliamo di due cose completamente diverse; l’arte erotica ci ha lasciato tracce della sua esistenza che risalgono a più di 20000 anni fa, ovvero a cavallo tra l’era paleolitica e quella mesolitica, epoca nella quale iniziarono ad apparire i primi simboli fallici su incisioni e raffigurazioni rupestri. Nei secoli successivi essa ha assunto forme e caratteristiche sempre più definite fino ad arrivare ai giorni nostri, ancora praticata ed apprezzata.

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La rivendicazione artistica di Linda Porn a Milano

In un mondo in cui vivono più di 7.000 milioni di persone, tutto ciò che si desidera che si sappia va urlato a gran voce per ottenere attenzione. La attivista ed artista Linda Porn ha scoperto come farlo attuando in modo da non lasciare il pubblico indifferente. Questa lavoratrice del sesso ed accanita sostenitrice della classe delle prostitute, ha la polemica come caratteristica principale del suo modo di essere, e questa attitudine è presente anche in tutti i suoi lavori artistici.

L’ultimo di essi è stato attuato a Milano, dove la accompagnatrice non esitò a mostrarsi totalmente nuda all’ingresso di uno dei musei più importanti della città. L’obiettivo principale di Linda Porn era quello di attirare l’attenzione dei presenti al fine di continuare con la sua particolare lotta a favore dei diritti delle escorts di Milano. E’ stata solo una delle numerose contestazioni che ha fatto in tutto il mondo negli ultimi anni. La attivista difende il diritto delle accompagnanti a prostituirsi, ed apprezza molto la visibilità che stanno ottenendo in internet attraverso portali di annunci erotici come quello che puoi trovare qui.

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I Promessi Sposi: il grande capolavoro di Alessandro Manzoni

L’ispirazione per scrivere il romanzo Manzoni la ebbe già nel 1821, quando iniziò la stesura di Fermo e Lucia; dopo aver scritto i primi due capitoli però il poeta milanese dovette interrompere il lavoro per dedicarsi al completamento di un’altra sua grande opera, l’Adelchi, ed alla scrittura dell’ode il 5 Maggio in occasione della morte di Napoleone Bonaparte durante il suo esilio a Sant’Elena.

Nel 1823, ovvero dopo appena un anno di pausa, Manzoni portò a termine il romanzo e in una lettera al suo grande amico, il linguista e critico letterario francese Claude Fauriel, annunciò fieramente di aver appena scritto un romanzo tendente a narrare il ‘vero storico’, totalmente incentrato sulla lettura di manoscritti recanti fatti realmente accaduti, come ad esempio le minacce ricevute da un parroco di campagna affinché non si celebrasse il matrimonio tra due giovani, vicenda attorno alla quale, come ben sappiamo, fu interamente incentrata la composizione de i Promessi Sposi.

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L’arte del Caravaggio

Michelangelo Merisi (Caravaggio è il suo pseudonimo), nacque a Milano il 29 Settembre 1571 e morì all’età di soli 39 anni in Porto Ercole (18 Luglio 1610); artisticamente formatosi a Milano e poi in giro tra Malta, Sicilia, Napoli e Roma, è stato senza dubbio uno dei più celebri pittori di tutti i tempi. Certo la sua esistenza fu molto breve, ma fortunatamente lui era una persona molto attiva, e ci ha lasciato diverse testimonianze della sua arte.

Il suo stile ‘scenografico e quasi scultoreo’ mediante il quale rappresentava prevalentemente stati umani sia fisici che mentali, e la bellissima combinazione di luci e colori che sapeva creare nei suoi dipinti conferendo loro un aspetto quasi ‘tridimensionale’ (grazie appunto al marcato contrasto di luci ed ombre), sono le due caratteristiche che lo hanno reso davvero unico al mondo, praticamente inimitabile. Sembra quasi che i corpi ai quali egli desiderava dare risalto fuoriescano dalla tela ed acquistino spessore, risaltando in porzioni di scena più luminose rispetto ad altre.

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Boldini e la Belle Époque

Giovanni Boldini, pittore italiano nato a Ferrara il 31 Dicembre 1842 e morto a Parigi l’11 Gennaio 1931, è stato indubbiamente uno degli interpreti più carismatici del periodo socio-culturale ed artistico europeo che va da fine ottocento fino alla seconda decade del novecento e che meglio conosciamo come Belle Epoque.

Di mamma ferrerese e papà di Spoleto, l’artista, ottavogenito di tredici figli, iniziò subito a manifestare la sua naturale tendenza e predisposizione per l’arte abbandonando gli studi prematuramente e seguendo le orme ed i consigli del padre Antonio, pittore purista formatosi sotto i grandi maestri del quattrocento e fondamentale per la formazione e maturazione pittorica di suo figlio.

A soli 14 anni il suo primo vero esordio nella società ferrarese con l’autoritratto, opera che risalta la personalità di Giovanni e la sua repulsione verso tutto ciò che era tecnica o schema ben preciso, cosa che diventò sempre più visibile via via che raggiungeva la maturità.
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La dinastia Brueghel e la sua importanza nel mondo dell’arte

La dinastìa di artisti fiamminghi dei Brueghel (anticamente Brugel) è si sviluppò tra i secoli XVI e XVII, ed ha come suo principale esponente la figura di Pieter Brueghel il Vecchio (chiamato così per poterlo distinguere dal figlio primogenito Pieter Brueghel il Giovane). Successivamente anche in altri casi troviamo questa assenza di creatività nel dare i nomi ai loro figli; l’altro suo figlio infatti, il secondogenito Jan Brueghel il Vecchio, fece la stessa cosa del padre, dando a suo figlio il nome di Jan Brueghel il giovane…e così via per generazioni intere.

L’arte dei Brueghel è considerata il vero caposaldo del rinascimento fiammingo, cui principale caratteristica erano le continue allegorìe e paesaggi raffiguranti antiche tradizioni e folklore popolare. Il lavoro nei campi, le feste di paese, la produzione della birra locale nei suoi vari passaggi di lavorazione, scene rustiche e davvero ‘casarecce’ della vita quotidiana nei campi, venivano rappresentate in modo assolutamente nudo e crudo da Pieter il Vecchio e del suo stile autentico ad assai simbolico.

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