Boldini e la Belle Époque

L’ottava grande mostra d’arte organizzata dall'Assessorato alla Cultura di Como è dedicata a Boldini e la Belle Époque, con oltre 110 dipinti provenienti da alcuni dei più importanti musei e collezionisti italiani.
Curata da Sergio Gaddi e Tiziano Panconi, la mostra 2011 risalta il mito della Belle Epoque che si intreccia con il genio di Giovanni Boldini: l’energia creativa e la fiducia ottimistica che rivoluzionano la storia tra Ottocento e Novecento vengono esaltate dalla velocità guizzante di una pennellata inconfondibile, che esprime la bellezza e la gioia di vivere.

Letteratura e moda, musica e lusso, arte e bistrot si confondono nel ritmo sensuale del can can e producono una straordinaria rinascita sociale e civile. Parigi è il teatro privilegiato delle esperienze culturali internazionali, ma allo stesso modo il fenomeno si allarga alle capitali europee e negli eleganti ambienti delle città italiane, con Milano, Venezia, Napoli e Firenze in primo piano. Sono gli anni nei quali lo sviluppo della tecnologia rivoluziona i modi di vivere, creando una prosperità e un benessere individuale prima sconosciuti. Cambiano i costumi e si impone la forza di attrazione sensuale della donna, consapevole di un fascino non più solo domestico che cresce di pari passo al suo ruolo sociale.

In questo contesto irripetibile di euforia irrompe il ferrarese Giovanni Boldini, che lascia la sua città nel 1864 per Firenze, quindi per Londra ed infine per Parigi, dove viene celebrato come una star, capace di inventare meravigliosi ritratti delle personalità più in voga dell’epoca.
La sua immensa popolarità arriva fino in America, ed i suoi modi aristocratici, la vocazione per la mondanità, il numero altissimo di liason galanti e la frequentazione dei migliori ambienti borghesi ne fanno un punto di riferimento di un significativo gruppo di artisti.

La mostra di Villa Olmo, oltre a presentare una ricca selezione di capolavori di Boldini, che assume un ruolo centrale anche per la nascita dell’avanguardia dei macchiaioli, analizza anche i suoi rapporti con altri straordinari artisti italiani, da Giuseppe De Nittis, sublime interprete di un’eleganza raffinata e metropolitana, a Federico Zandomeneghi, le cui tensioni introspettive sono vicine all’impressionismo francese, a Vittorio Corcos, che porta sulla tela il magnetismo senza tempo dell’universo femminile.